L’Asilo – Cos’è

Chez Osvaldin: ristorante benefit per
chi è nei guai con la legge, una volta alla settimana,
talvolta anche di più, ha sostenuto nel corso di questi anni
un bel po’ di gente (e tra gli anarchici – e non solo – è
facile finire nei guai!). Avvocati, sostegno a chi è dietro le
sbarre, ai parenti fuori, a chi è multato perchè
pescato ad attacchinare manifesti sovversivi, a chi è nei guai
e basta senza nulla chiedere del perchè. Da anni il martedì
sera l’asilo diventa luogo di incontro, bar e ristorante e musica,
distribuzione di libri. Diverse centinaia di persone ci passano a
mangiare o ad incontrare gli altri e la cucina ospita volentieri
chiunque voglia dare una mano.

Biblioteca: Ora in rifacimento, piena
di libri anarchici e documentazione.

Friperie: luogo di scambio gratuito di
vestiti ed indumenti in genere, ci puoi entrare prendere ciò
che vuoi, e se vuoi ci porti qualcosa tu.

Serigrafia: Uno spazio sempre libero
per sperimentare.

Palestra: grande e non riscaldata,
sempre aperta e sempre gratuita.

Sauna: ritrovo rilassante dopo le
fatiche dell’autogestione.

Cucina itinerante: in solidarietà
con chi ha appena occupato una casa, con chi manifesta e resiste sia
aTorino che fuori (No TAV!). Disponibile a trasferte ed imprese
impossibili.

Cave underground: dove da anni si
svolgono concerti e feste.

Sala attrezzi: non riscaldata, un po’
scassata, ma utile.

Sostegno a Radio Blackout: l’unica
radio libera dell’etere torinese, che sosteniamo con feste, cene,
disco, aperitivi, e ancora, (il giorno dell’occupazione eravamo sul
tetto ad ascoltarla!).

Free internet: connessione libera e
gratuita ad internet.

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Storia (e memoria)

il nuovo Baloon è una merda
In una soleggiata mattina del 1°
febbraio 1995 gli occupanti salgono sul tetto dell’edificio, ex IPAB,
in via Alessandria 12, abbandonato da anni. Dopo circa due ore – e
già gli abitanti delle altre case occupate torinesi,
(Barocchio, El paso, il Prinz Eugen, Delta House, Kinoz) sono sotto
casa a dare la solidarietà – interviene la polizia che mette
sotto assedio gli occupanti barricati sul tetto ed allontana i
solidali. Mossa scontata perchè è già pronta
l’offensiva: un altro edificio abbandonato in corso regina (che in
seguito diventerà l’Albero Occupato) viene preso d’assalto.
Ora la polizia deve affrontare due occupazioni. Manco a dirlo la
questura come da copione schiera gli uomini ad assediare anche gli
occupanti del secondo edificio. Quando però altri occupanti
spuntano anche su un terzo edificio (che in seguito diventerà
l’Askatasuna) la polizia si blocca ed invoca l’intervento di un paio
di assessori che strappano agli occupanti un incontro per il giorno
successivo, a patto di sgomberare gli edifici entro la notte. Gli
occupanti scendono dall’ultimo tetto ma ci risaliranno l’indomani, in
via Alessandria 12, in concomitanza con l’incontro in comune da cui
non uscirà nulla, ma durante il quale gli occupanti torinesi
ribadiranno, ancora una volta in città, quelli che sono i
presupposti che, dalla prima occupazione dei punx anarchici in città
al cinema Diana nel 1984, animano l’azione:

Il proprietario (pubblico o privato)
lascia abbandonato uno spazio per specularci.

Uno spazio
abbandonato ed inutilizzato è uno spreco.

Occupare uno spazio abbandonato
significa restituirlo a tutti.

Apriamo in città un nuovo luogo
di sperimentazione di pratiche diverse di vita all’interno della
città a cui chiunque può partecipare e di cui
condividere il progetto di autogestione.

Niente soldi o finanziamenti di alcun
genere perchè sappiamo arrangiarci da soli, e non desideriamo
capestri istituzionali.

Rifiuto della delega.

Dal 2 febbraio 1995, e per ben tre
mesi, gli occupanti passeranno le notti barricati nel sottotetto con
due sempre svegli appollaiati sulle tegole. Le porte blindate le
finestre barricate.

L’asilo sarà un’altra volta
sgomberato il 5 marzo 1998, il giorno dell’arresto di Sole Silvano e
Baleno. Sarà rioccupato il giorno successivo mentre in centro
la polizia carica a freddo un presidio di protesta contro gli arresti
organizzato sotto il Comune. Dopo la dispersione la gente radunata
sotto l’asilo assediato (ancora una volta) toccando fino a trecento
persone farà mollare la presa alla polizia.

Nell’ultimo anno l’Asilo è stato posto sotto sgombero ben due volte dall’amministrazione comunale… ma di questo ne parleremo ampiamente nei prossimi giorni. 

 

Tredici anni vissuti, a trasformare la
casa, a viverci e proporre progetti ed iniziative di autogestione,
dentro e fuori le mura. Ad accogliere viaggiatori e sperimentatori.

A farci conoscere nel quartiere ed a
conoscerlo, un quartiere che a dispetto dei potenti ci ha dimostrato
la sua solidarietà apertamente proprio questo autunno.

Tredici anni senza chiedere nulla
all’amministrazione comunale, dimostrando che il progetto di
autogestione funziona benissimo, come daltronde dimostrano le altre
case occupate che sono in città, il Barocchio che ha compiuto
15 anni, El Paso che di anni ne ha 20.

Ed Il Mezcal, che invece è
giovanissima, un anno e 6 mesi. Quest’ultima occupazione e le altre
che nel corso di questi anni hanno sempre incrociato la repressione
del potere (dalla catastrofe olimpionica diventato più brutale
e vendicativo che mai), hanno dimostrato come il messaggio e l’idea
di autogestione sono capaci di affrontare gli anni senza che nulla
cambi, con la stessa determinazione, perchè l’autogestione e
l’azione diretta squarciano i disegni del potere, aprono nuove porte,
sperimentano strade diverse, testardamente in libertà…

 

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L’Asilo che è, cosa fa, perchè lo fa

Fronte opuscolo asiloSe hai qualche domanda su via Alessandria dudes scarica i 2 PDF.

Vanno stampali fronte retro su un A4 che poi va piegato a metà

Pagine 1-4 | Pagine 2-3

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